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XX Settembre: Perchè il Paese ha bisogno dei Repubblicani

20 settembre 2012
xxsettembreroma3di Francesco Nucara (Segretario Nazionale del PRI)

Davanti al monumento alla Breccia di Porta Pia, dove ogni XX Settembre sono solito andare con una corona da deporre, mi sono chiesto - per la prima volta - se tanta fatica per realizzare l’Unità d’Italia meritasse spettacoli, da parte del mondo politico, come quelli che abbiamo visto negli ultimi giorni. Mi sono anche risposto che la Democrazia cristiana e il Partito socialista, al governo del Paese e della Regione Lazio negli anni Ottanta, non avevano dato una prova particolarmente edificante. Ma certo non si erano ridotti a farsi immortalare con lo sfondo di scenari penosi, fra Suv, ostriche e champagne. C’era almeno l’avvertenza di rispettare un minimo di forma. 
Si celebrava la ricorrenza della liberazione di Roma dal potere temporale dei Papi: purtroppo ci ritroviamo ai tempi goderecci del Satyricon di Petronio. Era magari legittimo sperare che la destra italiana, ai margini del potere per tanti anni, e senza avere contiguità e responsabilità dirette con la passata dittatura fascista, dimostrasse, una volta chiamata al governo, un certo senso civico, sia dal punto di vista dell’amministrazione della cosa pubblica, sia da quello – che ne consegue - della pubblica decenza. Invece non ha mostrato né l’uno né l’altro.
“Siamo usciti dalle fogne”, aveva detto un intellettuale brillante come Pierangelo Buttafuoco, che pure proviene da quel contesto politico. E’ da chiedersi: è meglio che qualcuno vi torni? Magari è anche opportuno domandarci come proprio la destra poteva avere questo senso del decoro istituzionale, quando tutta l’Italia negli ultimi anni è coinvolta in scandali di ogni tipo, dalla Lombardia alla Puglia all’Emilia, e questo senza distinzioni di campo politico, tanto che - qualunquisticamente - è persino legittimo affermare che davvero “non si salva nessuno”. Pensate se Luciano Manara e i tanti giovanissimi come lui, caduti in combattimento al Gianicolo per una Roma repubblicana, avessero assistito allo spettacolo che la politica ha preparato per ricordare il loro sacrificio estremo. Era un povero pazzo Manara, o siamo degli illusi noi, gli ultimi risorgimentali rimasti?
Bisogna pur porsi delle domande brutali quando si crede ancora a qualcosa e non si vuole che il Paese affondi nella melma. Questa Repubblica, degli scandali, della corruzione, delle baruffe da cortile, dell’incompetenza, non è la Repubblica per la quale si è fatto il Risorgimento, l’Unità d’Italia e l’antifascismo. Semmai è l’inverso: pare l’Italia erede del potere papalino, delle frammentazioni localistiche, dell’arroganza fascista. E questo è il motivo vero, fondamentale, per il quale in tanti anni, nonostante le difficoltà evidenti, abbiamo tenuto in vita il Partito repubblicano italiano. E vogliamo che tutto ciò rimanga ben vivo ancora domani, nonostante tutto. Perché siamo convinti di questo: che la Repubblica democratica sia tutta ancora da realizzare. Ad oggi abbiamo solo una parvenza di Repubblica che si trascina su se stessa senza una classe dirigente degna di questo nome, incapace di trovare linfa dagli esempi del passato. Non abbiamo quella Repubblica “Repubblicana” per cui hanno combattuto i nostri antenati e per cui continuiamo a combattere noi.
 

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