La Lezione del Voto

26 giugno 2009

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Il risultato del voto uscito dalle urne del 6 - 7 giugno scorso è stato di una chiarezza lampante. Diciamo subito, senza tanti giri di frasi, che abbiamo perso, e di brutto.

Non occorrono grandi discorsi: ci sono stati evidentemente degli sbagli. Non che pensassimo di avere molte possibilità, nella roccaforte più munita della Maremma, di battere la coalizione di centrosinistra guidata da Lidia Bai, ma non pensavamo di arrivare, su tre concorrenti, terzi. Si impone quindi una seria autocritica e una riflessione sul risultato soprattutto delle comunali. Voto più, voto meno, alle europee ed alle provinciali sono arrivati i risultati che aspettavamo. Un confronto troppo più approfondito è difficile farlo perché i bacini elettorali di riferimento non sono del tutto omogenei e più la votazione scende di ampiezza più si fanno sentire i comportamenti localistici e l’influenza personale dei candidati. Lasciando, quindi, da parte il voto europeo, dall’evidente carattere troppo politico e certamente più influenzabile dalle vicende nazionali che non il voto amministrativo, subito una prima constatazione: abbiamo ottenuto 1252 voti alle provinciali e solo 1110 alle comunali; quindi 142 in meno.

Peraltro il voto comunale avrebbe dovuto essere più alto, come sempre, potendo usufruire di una maggiore raccolta di consensi a fronte della diminuzione delle liste presentate (per esempio avremmo dovuto captare una parte dei consensi raccolti alle provinciali da Caccia, Pesca e Natura).

Ci si poteva aspettare di avvicinare o raggiungere il risultato ottenuto alle comunali nella tornata del 2004.

Perché ciò non è avvenuto? Perché, verosimilmente, ci sono arrivati 200 - 250 voti in meno?

Cosa significa questo? Semplicemente che i nostri candidati non rispondevano alle attese degli elettori?

E’ una possibilità, anche se a noi la scelta dei candidati sembrava professionale ed equilibrata.

Seconda: in particolare alle comunali la gente si attendeva una sola lista di opposizione e ci ha punito ritenendoci responsabili del mancato accordo politico con Massa Comune (l’altra lista in gara appunto). Noi accettiamo naturalmente il giudizio degli elettori ma dobbiamo in piena coscienza confermare di avere fatto di tutto per trovare quell’accordo che è invece stato respinto dall’altra lista, la quale ha, come si dice, ciurlato nel manico, facendo fallire l’accordo e imputandoci del fallimento. Mossa astuta che noi credevamo gli elettori avessero capito; a giudicare dal risultato ottenuto da Massa Comune e la nostra penalizzazione, non è stato così.

Terza: agli elettori non è andato giù che i Repubblicani si fossero alleati con il PDL. A questa rispondiamo che il nostro è stato un percorso chiaro e lineare iniziato cinque anni fa con la costituzione del gruppo di “Per l’Alternativa” (la lista civica che comprendeva allora PRI e Forza Italia). Può darsi che dovremo rivedere anche queste posizioni, risultate perdenti di fronte all’elettorato massetano, ma crediamo in tutta sincerità che dire agli elettori che ad una coalizione di centrosinistra si dovesse opporre una coalizione di centrodestra fosse la cosa migliore e più onesta per tutti; a questa scelta politica di chiarezza ed onestà intellettuale è stata invece preferita la lista di Massa Comune che comprendeva insieme candidati provenienti da culture di destra e di sinistra, e che ci chiediamo ancora oggi come pensasse di far coincidere vedute così contrastanti in un eventuale governo della città. Abbiamo anche qui evidentemente sbagliato, o forse oggi alla gente piace più la politica gridata, fatta di denunce e controdenunce, offese personali e non una seria politica di critiche mirate ai contenuti che soli determineranno il futuro della nostra città, al di là delle chiacchiere gentili od offensive che siano. Da anni noi ci siamo presi l’impegno di esporre ai cittadini i problemi, i danni del cattivo governo e l’impoverimento conseguente della nostra Massa Marittima, oltre che le soluzioni possibili per un suo rilancio; di far conoscere gli uomini e le donne che avrebbero potuto aiutare questa città ad uscire dal declino inarrestabile cui è condannata dall’amministrazione che è al potere da oltre sessant’anni. Non è stato sufficiente e ce ne dispiace con gli elettori per non esserci riusciti.

Forse è giunta l’ora di far evolvere gli schemi della politica locale.

E bisognerà ripartire da qui: ripensare noi stessi, il nostro rapporto con la gente, la nostra capacità di interpretarne le istanze.

E occorrerà mettere in campo la capacità di assumere decisioni per lasciare alle nuove generazioni il compito di progettare un futuro per Massa Marittima.

2 - L'Opinione, 8 - Elezioni Comunali 2009