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Intervento “a braccio” di Luca Santini al X° Congresso di Firenze dei Radicali Toscani del 16 Gennaio 2010

16 gennaio 2010
E’ possibile ascoltarlo sul sito di Radio Radicale (49′ minuto)

 

Cari amici, buonasera.
Consentitemi innanzitutto di presentarmi.
Sono Luca Santini di Massa Marittima, lì sono iscritto al PRI, a quel Partito Repubblicano della tradizione DOC della Maremma, e lì sono consigliere comunale.
Ho accettato volentieri l’invito al vostro congresso fiorentino.
Dei buoni motivi mi hanno spinto a farlo, da quello della mera cortesia a quello più importante di un vero e proprio interesse politico.
So bene che tra i Radicali ed i Repubblicani in questi più recenti dieci anni non ci sono stati rapporti di sostanza, quindi né funzionali né proficui.
Eppur tuttavia, sono tanti e fondamentali i valori che dovrebbero unirci, a cominciare dalla laicità delle rispettive appartenenze, la forte propensione alle battaglie per i diritti civili, fino alla sensibilità per i temi da non trascurare mai della libertà e delle libertà individuali.
Nella politica oggi ci troviamo su fronti opposti: i Radicali sono collocati nell’area del centro sinistra, i Repubblicani stanno con il PDL.
Considero queste posizioni, in questi tempi di fin troppo abusato trasformismo di partiti e formazioni politiche, delle condivisioni meramente tattiche dovute anche alla legge elettorale che impone di fare scelte di campo semplificate, talvolta forzate e difficili.
Ed è proprio per questo che mi piace ribadire che i Repubblicani stanno col PDL ma che non sono nel PDL.
Non abbiamo abdicato alla nostra storia, non abbiamo tagliato i ponti con le nostre tradizioni, non abbiamo mai accettato di scomparire fondendoci con altri soggetti, magari in cambio di transitori vantaggi e non abbiamo mai inteso cambiare né il nome né il simbolo con i quali il PRI è sulla scena politica da oltre un secolo.
E sono proprio considerazioni di questo tipo che ci spingono ogni volta che si approssima una campagna elettorale a ricercare fermenti nuovi e nuovi segnali all’interno dell’ampia area centrale, liberal-democratica, poco visibile, ma sicuramente esistente nella nostra società.
Non saprei se sono maturi i tempi per vedere concretizzata una quarta area, dopo quella del PDL, quella del PD, e dopo anche la già ipotizzata terza area di centro; un’area, cioè, che raggruppi tutti i laici, ossia quei tanti cittadini che oggi votano contro voglia o non votano affatto perché non si sentono rappresentati negli attuali contenitori della politica italiana.
Non lo saprei dire.
Poiché, però, i laici naturali sono tanti, anche se sono pochi i laici attivi -probabilmente tanti quanti ne contano insieme Radicali e Repubblicani- credo che non sia da sciocchi nutrire la speranza di riuscire a concretizzarla, né da illusi lavorare per arrivare ad assicurare al Paese una forza innovativa, riformatrice, equilibrata e libera che sia capace di indirizzare le scelte della politica per ridare il senso della prospettiva alle nuove generazioni.
Repubblicani e Radicali non hanno il diritto di essere insensibili rispetto a tale visione delle cose.

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