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Umberto risponde alla LETTERA ANONIMA

16 agosto 2010

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Caro (forse) amico ignoto,

il forse vorrai accettarlo, almeno per prudenza, dato che non ho la ventura di sapere chi mi abbia scritto ed a chi io mi stia rivolgendo.

Rispondo brevemente alla tua lettera che a dire il vero mi appare un po’ risentita ed un po’ confusa, ma anche affettuosa.

Lo faccio partendo proprio dalla struttura politico sociale che trae origine dal feudalesimo, ed in una certa misura dal lungo periodo medievale precedente, che chiami in causa per rappresentare il sistema di potere attuale con i suoi rapporti di sudditanza e di compiacenza politica.

Il taglio un po’ arrabbiato del tuo discorso ti porta a trascurare un aspetto importante del parallelo: è vero, al Governante, re, ecclesiastico o nobile che fosse, facevano capo vassalli e valvassori e valvassini, ma la struttura non finiva qui; veniva poi la maggioranza della popolazione costituita dai contadini e, poiché tutta la vita si basava sull’agricoltura, i contadini erano importanti.

Essi si dividevano in due categorie, i coloni, o contadini liberi, ed i servi della gleba che tu citi.

Preferisco andare oltre la tua provocazione conclusiva e non prendere in considerazione i servi della gleba, una categoria in metafora numerosissima anche oggi e sulla quale ci sarebbe troppo da dire.

Mi soffermo, invece, sui contadini liberi.

Questi, non nobili e non servi, vivevano condizioni difficili di vita.

In cambio della loro pretesa di “libertà” venivano obbligati a pagare tributi di ogni genere: dopo aver dovuto cedere una cospicua parte del raccolto per l’affitto del terreno, c’erano le tasse, tassa per l’uso del mulino, tassa per l’uso del frantoio, tassa per il passaggio dei carri sulle strade, tassa sulla polvere sollevata dai carri, e chi più ne ha più ne metta.

Insomma tasse di ogni genere e scarsi diritti, ma dignità di “primi” uomini liberi.

E, naturalmente, anche in quell’epoca, non sempre gli uomini liberi subivano con rassegnazione le dure condizioni cui erano costretti ed è in questo contesto che originano fughe, vagabondaggio, brigantaggio, e altre azioni a difesa e per la conquista di quelli che oggi chiameremmo “diritti primari” e “diritti civili”.

Ecco, in questo modo la struttura delle sovrapposizioni politiche e sociali del tempo è più completa e tale da consentirmi di porti una domanda a mia volta: se fosse ancora così, ovvero se potessimo confrontare la moderna società politica, civile e sociale, con quel modello, tu dove ti vedresti collocato?

Attenzione, la risposta al quesito è importante perché se tu rispondessi di appartenere a quel ceto al quale ritengo di appartenere io, Ugo La Malfa e Giovanni Spadolini non avrebbero motivo di “rivoltarsi nella tomba” e potrebbero riposare in pace perché non sarebbero vissuti invano.

Nella nebulosa oscurità politica degli ultimi 15 anni il loro Partito è rimasto lo stesso, nei volti, nel nome e nel simbolo, mentre tutti gli altri Partiti per non cambiare i volti hanno cambiato il nome ed il simbolo.

Essi gioirebbero nel sapere che i Repubblicani loro successori non hanno avuto motivo di vergognarsi e che, indomiti e coraggiosi, pur di esserci ancora hanno preferito scegliere di essere in pochi.

Medita anche tu e forse ti verrà la voglia di telefonarmi per chiedermi, o per richiedere, la tessera del P.R.I.

 

                                                                                            Umberto Marrami

 

Massa Marittima, 16 agosto 2010

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